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Ti penso.

No, non penso qualcosa in particolare.

Non c’è una ragione precisa. Nessuna domanda a cui cercare risposta, nessun ricordo da rimettere in ordine, nessuna mancanza da colmare.

È un po’ come quando, da piccolo, adoravo saltare nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia.

Non lo facevo per andare da qualche parte. Mi piaceva il suono dell’acqua, quel piccolo schiocco che rompeva il silenzio e, per un istante, sembrava dare un senso persino al fango.

Forse certe cose si fanno così.
Per il piacere di farle, senza dover trovare una ragione che le giustifichi.

E allora ti penso.

Vago tra il conosciuto e il conoscibile, tra quello che so di te e tutto ciò che ancora non so di sapere. Mi lascio incuriosire dalle possibilità, senza pretendere di trasformarle in certezze.

A volte quel pensarti è una leggera brezza autunnale, di quelle che sfiorano appena la pelle e portano con sé il profumo delle cose che cambiano. Altre volte diventa il sole caldo di piena estate, quello che non chiede nulla, ma ti invita a fermarti un momento e chiudere gli occhi.

Non so mai in anticipo quale forma prenderà.
E forse è proprio questo il bello.

Non dover decidere cosa significhi. Non cercare di capire dove porterà. Non avere fretta di dare un nome a qualcosa che, per il momento, sta bene così com’è.

Ci sono pensieri che assomigliano a finestre lasciate aperte. Non sai cosa entrerà, ma ti piace sapere che l’aria può ancora cambiare.

E tu, senza nemmeno saperlo, sei diventata una di quelle finestre.

Non perché io aspetti qualcosa da te, ma perché il pensarti mi accompagna in luoghi che non conoscevo, mi restituisce domande che avevo dimenticato e mi permette di guardare con occhi nuovi persino le cose di sempre.

Forse non sei soltanto ciò che penso di te.
Forse sei anche tutto quello che, pensandoti, riesco a scoprire di me.

Ma non voglio farne una filosofia. Sarebbe come fermarsi davanti a una pozzanghera per studiarne la profondità, dimenticando quanto fosse bello saltarci dentro.

Perciò, se qualche volta ti verrà da chiedermi perché ti penso, non cercare una risposta troppo complicata.

Non c’è un messaggio nascosto, una promessa da indovinare o un futuro da anticipare.
Ci sono soltanto io, qui, con questo pensiero che ogni tanto arriva e si siede accanto a me.
E io gli lascio posto.

Ti penso soltanto per il piacere di pensarti.

E la cosa buffa è che, mentre cercavo di capire perché lo facessi, mi sono accorto di aver smesso di pensare a te.

Stavo già pensando a come raccontartelo.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa