C’è sempre un punto di accesso.
Non una porta visibile, ma un margine sottile.
Un piede oltre. Il resto ancora indietro.
Lasci fuori una parte per sicurezza, per abitudine, per paura di non poter tornare.
Eppure, in quel gesto minimo, hai già scelto.
È lì che smetti di riconoscerti.
Ti osservi di lato, mai davvero di fronte. I giorni scorrono lenti, mentre osservi il tuo riflesso che perde tridimensionalità per lasciare spazio a una dimensione frammentata della tua vera identità. Una linea netta attraversa il tuo riflesso, spezzandolo in due possibilità incompatibili. Da una parte c’è ciò che conosci, ciò che gli altri chiamano con il tuo nome. Dall’altra, qualcosa di più sfuggente, meno definito, ma stranamente più autentico.
I pensieri perdono respiro, trattenuti dalla mano o dalle corde del tempo. Tutto è in apparente quiete, un equilibrio instabile in cui impari a vivere e convivere. Ogni nodo è una scelta rimandata, ogni giro intorno al corpo una promessa non mantenuta. Serve forza per contrastare la perdizione. Muscoli tonici e saldi per non lasciarsi andare, quando lasciar andare ciò che pesa è la vera forza.
Guardi a terra, non per vergogna, ma per misurare la distanza tra ciò che è e ciò che potrebbe essere se solo mollassi la salda presa. Ma mollare non è semplice, perché quella corda che ti stringe definisce e sagoma la tua identità, ti dà forma pur perdendo il suo essere vincolo. Finché ti appartiene, mentre è lei ad appartenere te.
E così resti fermo, prigioniero non di ciò che ti lega, ma di ciò che temi diventeresti senza.
E poi giunge il giorno in cui non trattieni più nulla. La pelle di iuta si è logorata, lasciando rosse striature e ferite da guarire. Le braccia si aprono, non per resa, ma per accettazione. Ciò che cade non è perdita, è materia che ritorna al suo stato originario. E tu con essa.
Ed eccoti polvere, luce e frammenti di te che non hanno più bisogno di rimanere uniti. E sarai intero, non di compattezza ma di verità. Ogni granello che scivola via è una versione di te che hai smesso di difendere.
E in quell’istante, tra ciò che cade e ciò che resta, accade qualcosa di impercettibile.
Non ti stai perdendo.
Ti stai finalmente lasciando andare a ciò che cambia.
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Questo racconto nasce per Timeless, la pubblicazione di @alberto_maccagno , uno spazio in cui le parole incontrano il tempo e ciò che, dentro di noi, continua a trasformarsi.
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Foto di @alberto_maccagno

