Ti va un caffè?
Non un caffè al volo, in piedi davanti a una macchinetta, né uno di quelli presi al bar, seduti a un tavolino mentre il mondo continua a passare accanto a noi. Intendo un caffè che abbia bisogno del suo tempo e del suo spazio. Un caffè che sappia di lentezza e di casa, di finestre socchiuse e mattine che non hanno ancora deciso che giorno essere.
Ti va un caffè?
Uno di quelli che cominciano con i suoni metallici della moka e finiscono molto dopo che le tazzine sono rimaste vuote, quando anche le nostre voci avranno lasciato spazio al silenzio. E resteranno soltanto gli sguardi.
Vorrei preparartelo senza chiederti come lo prendi. Credo di saperlo già, o forse mi piace pensare di conoscerti abbastanza da poterlo indovinare. E se sbagliassi, avremmo comunque tutto il tempo per scoprirlo.
Mi piacerebbe appoggiare due tazzine sul tavolo e lasciarti sedere di fronte a me, mentre dalla finestra entra quel poco di mattino che basta a rendere tutto più vero. Vorrei parlare con te delle cose piccole, quelle che sembrano insignificanti e che invece custodiscono la vera meraviglia del mondo.
Chiederti come hai dormito, cosa hai pensato prima di addormentarti, quella canzone che hai ascoltato più volte senza dirlo a nessuno.
E poi lasciare che arrivi il silenzio. Quello bello, che non imbarazza.
E poi perderci in quel guardarci, in quella forma di silenzio che, invece, un po’ imbarazza. Ma che bello è.
Esserci riuscendo a non avere fretta di andare.
E io con te vorrei proprio questo fermarmi.
Non per definire quello che siamo, non per sapere dove porterà tutto questo, ma semplicemente per vivere quel momento senza chiedergli altro.
Vorrei che il caffè fosse soltanto una scusa. Una delle più semplici che conosco per dirti che mi piacerebbe averti qui, nella parte più vera delle mie giornate.
Senza fretta.
Senza aspettative.
Senza dover essere niente.
Solo tu.
Solo io.
E quella moka che, in cucina, avrebbe già smesso di borbottare da un pezzo.
Perché magari il caffè lo berremo freddo.
Ti va un caffè?
Mentre cerchi una risposta, il mio sguardo cadrà sulla seconda tazzina, quella che ho comprato ieri. Quella che ho scelto pensando a te, con il tuo nome scritto sotto.
E forse sorriderò prima ancora che tu possa rispondere.
Poi ti dirò piano, quasi fosse la cosa più semplice del mondo.
«Era da un po’ che ti aspettavo.»

