Lineadipensiero per due
altalenante

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“Vieni, c’è posto se ti va.”

L’ho trovata per caso, un pomeriggio in cui il cielo sembrava avere dimenticato da che parte stare o forse ero io che non sapevo da che parte stare sotto il cielo. Una nuvola enorme galleggiante sopra il mare, così vicina da sembrare un pensiero condensato. Sotto, appesa al niente, c’era quest’altalena.

La tavola sembra stretta tanto da rendere difficile sedersi e le due corde sono così sottili da temere che possano non reggere. Eppure saremo sorretti da tutto il resto del cielo. Mi sono avvicinato piano, come si fa con le cose che potrebbero sparire se le guardi troppo a lungo.

Ho messo una mano sulla corda.
Era fredda.
Poi ti ho pensata.

Non so perché proprio tu. Forse perché ci sono persone che non arrivano quando le chiami, ma quando trovi un posto abbastanza silenzioso da sentirle arrivare.

Così ho guardato nuovamente l’altalena.

“Vieni”, ti avrei detto.
“C’è posto, se ti va.”

Avresti guardato in basso. Il mare senza confini. Il cielo senza pareti.
Nessuna terra abbastanza vicina da promettere un ritorno.

“E se cado?” mi avresti chiesto.
Avrei fatto spallucce.
“Cadremo.”

“Non è molto rassicurante.” avresti pensato.
“No. Ma possiamo cadere insieme.”

Poi, con quella cautela che metti nelle cose che ti importano davvero, forse, alla fine ti saresti seduta accanto a me. Avremmo avuto poco spazio per le gambe e moltissimo per tutto il resto.

Le nostre spalle si sarebbero toccate appena.
Il vento avrebbe fatto il suo lavoro.
E l’altalena avrebbe iniziato a muoversi.

Avanti.
Indietro.
Avanti.

Non ti avrei chiesto dove stiamo andando.
Non avrei promesso che il cielo sarebbe rimasto sereno.
Ti avrei soltanto detto “Sì, ci entriamo in due.”

Perché a volte non serve avere più spazio.
Serve qualcuno con cui smettere di avere paura che lo spazio non basti.

E forse l’amore è proprio questo.
Trovare un posto sospeso sul nulla, guardare il vuoto sotto i piedi, e scegliere comunque di sedersi.

In due.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa