Sei meraviglia.
L’ho pensato non so quante volte.
Ogni volta cercavo un modo diverso per dirtelo.
Più leggero.
Meno diretto.
Quasi casuale.
Come se bastasse cambiare qualche parola per rendere meno evidente quello che sentivo.
Poi lasciavo perdere.
Non è soltanto un complimento.
Avrebbe significato consegnarti una parte di me, come nuda realtà.
È ammettere che hai attraversato i miei occhi e, senza chiedere permesso, hai lasciato una luce da qualche parte.
“Sei meraviglia.”
Così semplice da sembrare quasi una frase qualunque.
Eppure, dentro quelle due parole, c’era tutto quello che non riuscivo a spiegare.
C’era il modo in cui riesci a rendere speciale una conversazione senza accorgertene.
C’era il tuo modo di raccontarti, anche quando cerchi di nasconderti.
C’erano le risate arrivate nei momenti meno attesi, le parole rimaste sospese, quelle che abbiamo avuto paura di dire e quelle che invece hanno trovato il coraggio di arrivare fino in fondo.
Pensavo di voler raccontare te.
Poi ho capito che stavo raccontando quello che accade a me quando ci sei, quando nasce quella voglia di stringersi un po’.
Perché alcune persone non si limitano a entrare nella nostra vita.
La spostano.
E quando ti guardo, mi ricordi che la bellezza non è sempre qualcosa da cercare.
A volte arriva.
Si siede accanto a noi.
Parla piano.
Sorride.
E senza fare rumore ci insegna di nuovo a meravigliarci.
E tu?
Ricordi ancora cos’è meraviglia?

