Lineadipensiero prismatica
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Mi sono sempre visto come viola.

Non perché qualcuno me lo avesse detto. Forse perché il viola mi somigliava. Colore nato dall’incontro di due estremi, abbastanza scuro da custodire le cose che non racconto e abbastanza luminoso da lasciarle intuire.

Così, negli anni, ho imparato a riconoscermi lì dentro.
In quell’errante forza conflittuale che genera caos mentre tutti dormono.

Nel viola delle parole indossate come ametista al collo, che trattiene quelle che, se pronunciate, le renderebbero troppo vere. Nel viola di certe sere, quando il cielo, al suo albeggiare, sembra avere qualcosa da confessare e soltanto pochi sanno ascoltarlo.

E forse è proprio lì che ho imparato a cercarmi, in ciò che non trova pace, in quella spasmodica ricerca di parole che rimangono sospese tra gola e silenzio, nelle cose che hanno bisogno di essere sentite prima ancora che comprese.

Pensavo fosse questo il mio colore.
Pensavo che conoscersi significasse trovare una tonalità e restarle fedeli.
Poi è arrivata una luce.
Non una luce speciale. Una luce qualunque.
La luce giusta, però.

E quando mi ha attraversato, è successo qualcosa.
Inaspettatamente previsto.
Il viola non è scomparso.
Si è aperto.

Dentro c’era il blu delle distanze che ho percorso senza sapere dove stessi andando. Il rosso delle volte in cui ho avuto paura e, nonostante questo, sono rimasto ed è diventata passione. Il giallo delle risate arrivate all’improvviso, quando avevo quasi dimenticato come si fa. Il verde delle cose che hanno saputo ricominciare in me, anche quando ero convinto che non sarebbe cresciuto più nulla. E l’arancio, caldo e ostinato, delle persone che mi hanno riportato a casa senza chiedermi dove fosse.

Ho capito allora che forse non ero mai stato davvero viola.
Ero luce che non aveva ancora incontrato il modo di attraversarmi.

Forse ci definiamo troppo presto. Ci raccontiamo attraverso una parola, una ferita, un amore finito male, una paura diventata abitudine. E poi costruiamo una casa dentro quella definizione, dimenticando che le persone non sono colori fermi.

Siamo materia attraversata da ciò che incontriamo.
E ogni incontro può cambiare la luce.
Da allora non mi chiedo più di che colore sono.
Mi chiedo quale luce mi attraversa.
Perché forse conoscersi non significa scegliere una tonalità e difenderla per tutta la vita.
Significa avere il coraggio di scoprire quante versioni di noi erano già lì, in attesa.
E capire che, a volte, per vedere tutti i colori che possiamo essere, non dobbiamo cambiare noi.

Dobbiamo soltanto lasciar passare la luce.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa