Lineadipensiero cucita
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Imparai a cucire da ragazzo.

Un po’ per necessità, un po’ perché sentivo quello spazio appartenermi. Forse per genetica, forse per quella memoria antica che attraversa le generazioni senza chiedere permesso, come un’impronta rimasta nascosta nelle mani.

Così il rammendo di un calzino divenne una borsa. Poi un vestito per le Barbie. E, quasi senza accorgermene, ago e filo smisero di bastarmi. Arrivò una macchina da cucire. All’inizio sembrava una lingua sconosciuta. Il filo che passava tra asole, guidafili, rocchetti, tensioni e ritorni. Ogni errore era un groviglio. Ogni punto riuscito, una piccola conquista. Finché quel percorso complicato non diventò naturale, come respirare.

Come nella vita.

Anche le persone hanno bisogno di essere cucite. Non per trattenerle, ma per impedire che gli strappi diventino distanze irreparabili. Ogni parola può essere un punto saldo o una forbice distratta. Ogni silenzio può rinforzare un tessuto o consumarlo lentamente.

Ho sempre scelto il filo rosso.

Perché il rosso non nasconde le cuciture.
Le racconta.

È il colore del sangue che ci tiene vivi, del cuore che insiste a battere e di quelle connessioni invisibili che, secondo un’antica leggenda, uniscono due anime destinate a incontrarsi.

Col tempo ho capito che quel filo non serviva soltanto a unire gli altri.
Serviva a ricucire me.

Ogni ferita lasciava un bordo sfilacciato. Ogni delusione apriva una trama. Eppure bastava infilare nuovamente l’ago, trovare il capo del filo e ricominciare con pazienza. Non per cancellare la cicatrice, ma per darle una forma capace di resistere.

Forse è questo che siamo.
Tessuti attraversati dal tempo, consumati in alcuni punti, sorprendentemente forti in altri.
E la felicità, a volte, non è trovare un abito perfetto.

È sapere che, finché avremo un filo da seguire e il coraggio di passarlo nella cruna, nessuno strappo sarà davvero l’ultima parola.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa