C’è una casa.
Non saprei dire dove cominci.
A volte sembra nascere dietro i miei occhi, tra un pensiero e l’altro. Altre volte la incontro al di là di ogni logica, lungo le armoniche vie della solitudine che percorro. La ritrovo nei gesti di una persona e nei suoi silenzi, nel tremore delle foglie, nelle finestre socchiuse tra gli alberi, in un davanzale acceso da un’idea, nel profumo di gelsomino e d’estate di una stanza che non ho mai abitato.
Eppure la riconosco sempre.
C’è una casa in me.
C’è una casa fuori di me.
Le sue porte non sono mai chiuse.
Chi arriva può entrare senza bussare, perché non esistono chiavi per ciò che appartiene davvero. Le pareti cambiano colore con le stagioni dell’anima, si allargano quando nasce una domanda e si restringono quando una certezza pretende di occupare troppo spazio.
Non è una casa costruita per custodire risposte.
È una casa che vive di ricerca.
Al centro c’è una tavola imbandita.
Non di cibo o di torte appena sfornate. Non di profumi capaci di saziare il corpo. Su quella tavola si servono idee. Alcune sono ancora acerbe, raccolte in fretta lungo il cammino. Altre hanno richiesto anni di attesa, come frutti che maturano lentamente sotto cieli diversi.
Ci sono idee luminose che accendono conversazioni e idee fragili che chiedono ascolto prima di trovare la propria voce.
Ogni incontro lascia qualcosa.
Un ricordo diventa una sedia.
Una lettura aggiunge un piatto.
Una perdita sposta la posizione delle posate.
Una scoperta apre una finestra dove prima c’era un muro.
Così la casa continua a trasformarsi senza perdere la propria identità.
A volte mi siedo da solo a quella tavola.
Forse il più delle volte.
Altre volte la trovo già affollata di presenze invisibili.
Persone amate e lasciate andare si mostrano in quel tovagliolo che ha perso le sue pieghe originarie.
Parole ascoltate anni prima tornano in quel piatto girevole che oggi è più vicino a me.
Sogni mai realizzati, serviti troppo tardi, e desideri appena nati da mangiare con le mani.
Tutti condividono lo stesso banchetto silenzioso.
Forse è questo che cerco quando attraverso i miei giorni.
Non un luogo in cui fermarmi, ma una casa capace di accogliere ciò che cambia. Una casa che esiste dentro e fuori di me, dove ogni idea trova posto e ogni cambiamento viene invitato a sedersi, come un ospite atteso da tempo.
Se mai verrai, ne sarei lieto.
Se mai verrai, porta il dolce.

