Lineadipensiero riflessa
riflessa

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Rifletto.

Sui miei giorni, sulle mie nuvole, sui terreni su cui poggio i miei cammini.

Lo faccio davanti a un cerchio piantato nel mondo come una domanda improvvisa. Non ha porta, non ha muro, non ha casa intorno. Sta lì, sottile e alto, nel mezzo della pianura, eppure sembra più solido delle montagne lontane.

Il sole sta per sorgere, la terra è fredda e il cielo non sa ancora che colore indossare.

Levigato dal vento dei giorni, sono giunto fin qui a volte rotolando, altre strisciando sulla ruvida superficie. Ho camminato per ore seguendo una linea invisibile, una di quelle direzioni che non si spiegano a nessuno perché nascono prima del pensiero. Porto con me poca acqua, un taccuino vuoto e una stanchezza antica, più pesante dello zaino.

Mi avvicino piano, aspettandomi di vedermi comparire sulla sua superficie lucida: gli occhi stanchi, la barba cresciuta male, le spalle curve di chi ha confuso per anni il peso con la profondità. Invece no. Nell’ignoto vedo solo cielo. Nuvole lente, dorate ai bordi, leggere e irraggiungibili.

Tutto passa.

Mi siedo accanto a un sasso.
Gli parlo.
Racconto.

Ho lasciato molte cose dietro di me. Una casa dove le finestre guardavano sempre lo stesso cortile. Una voce amata diventata distanza. Una città in cui correvo senza sapere più verso cosa. Ho lasciato anche versioni di me stesso: quella che prometteva, quella che taceva, quella che fingeva di non sentire il dolore finché il dolore non era diventato la sua unica lingua.

Le nuvole scorrono lente, ma non sono più soltanto nuvole.
I miei pensieri scorrono veloci, ma non sono più soltanto pensieri.
Nuvole e pensieri prendono la forma dei miei giorni.

Mi alzo.
La pietra resta immobile, fedele alla sua forma.
Io, invece, cambio.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa