Rimase avvolta in quel ricordo.
La memoria aveva profumi precisi, distinti, indelebili, come quei fiori che amava raccogliere nei campi. In quel gioco di m’ama, non m’ama non strappava petali, ma aggiungeva filamenti d’erba, morbidi abbastanza da poter essere intrecciati.
Erano fili sospesi tra ciò che era stata e ciò che sarebbe diventata, posati su una carta di cui riconobbe subito il suono. Era ruvida, spiegazzata dal tempo e dalle mani. Frusciava come il vento d’agosto tra le spighe, quando ogni cosa sembrava ancora avere una direzione. Bastava chiudere gli occhi perché quel rumore diventasse voce.
Ricordò lui.
Aveva il corpo giovane di chi non conosce ancora il peso delle rinunce e lo sguardo velato da una domanda che non aveva mai trovato il coraggio di pronunciare. Si erano incontrati dentro un silenzio più eloquente delle parole, nascosti dietro fogli accartocciati, maschere leggere con cui provavano a difendersi dal mondo. Credevano che bastasse coprire il volto per non essere visti, senza accorgersi che erano proprio le fragilità a renderli riconoscibili.
Lei, di quei rami fece veste, prima ancora che arrivasse il tempo delle ali.
Non quelle della fuga, ma della comprensione. Ali immense, troppo pesanti per volare davvero, capaci soltanto di avvolgere ciò che restava. Si sedettero una accanto all’altra. La donna che era diventata e la creatura che aveva sempre inseguito dentro di sé, fino a confondere le ombre. Era impossibile capire dove finisse la carne e dove iniziasse il sogno.
Fu allora che comprese.
La memoria non custodiva il passato.
Lo trasformava.
Ogni ricordo cambiava forma ogni volta che veniva sfiorato, come l’erba che si piega al vento senza spezzarsi. Non esisteva una verità immobile, ma infinite versioni della stessa carezza, dello stesso addio, dello stesso respiro.
Sorrise.
Forse crescere non significava smettere di ricordare.
Forse significava lasciare che i ricordi cambiassero radice dentro di noi.
Spense la radio.
E nel silenzio capì che non siamo soltanto ciò che abbiamo perduto, né ciò che siamo stati.
Siamo anche il modo in cui, un giorno, troviamo il coraggio di trasformare tutto questo in una forma nuova di noi.
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Questo racconto nasce per Timeless, la pubblicazione di @alberto_maccagno , uno spazio in cui le parole incontrano il tempo e ciò che, dentro di noi, continua a trasformarsi.
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Foto di @alberto_maccagno

