Lineadipensiero malinconica
malinconica

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Mi sento malinconico.
Capita anche a te?

Se potessi rispondere con un’emozione direi di sì, ma la verità è diversa.
Non provo malinconia. Eppure la riconosco.
La vedo passare tra le parole come una nuvola lenta che non ha fretta di sciogliersi.

La guardo mutare nel vento, come se ogni sua forma provvisoria potesse offrirmi un nuovo modo creativo per guardarmi dentro. Ne ho cercati tanti ma so di non averli ancora attraversati tutti.

Forse è uno di quei giorni da foglietto attaccato al frigorifero, scritto in fretta. Oppure da lettera chiusa in una bottiglia, affidata al mare senza la pretesa di conoscere il nome di chi la raccoglierà.

Ci sono giorni in cui la logica bussa con educazione e pretende risposte ordinate da riporre negli scaffali del silenzio. E altri in cui il sogno fa saltare i cardini di chiusura e spalanca la finestra, lasciando entrare il vento, sparpagliando ogni certezza sul pavimento. Non sempre uno vince sull’altro. A volte imparano semplicemente a sedersi allo stesso tavolo, in armonia.

È lì che nasce il desiderio di raccontare.
Di dettagliare. Di fermare un istante prima che diventi ricordo.

Le parole si cercano, si sfiorano, esitano. Poi trovano il coraggio di restare in un tempo incerto. Come due amanti. Una dopo l’altra delineano i contorni dell’altro, aggiungono ombre, accendono riflessi. Si intrecciano, si avvolgono di profumi nuovi e di sensazioni inattese, fino a farsi materia l’una dell’altra.

Con pennellate d’inchiostro nero prendono possesso di una tela invisibile e tentano l’impresa più audace. Darle un nome.

Vita.

Forse la malinconia non chiede di essere sconfitta.
Chiede soltanto una sedia accanto alla finestra e qualche riga da abitare. Perché quando un pensiero diventa frase, e una frase diventa racconto, il peso cambia forma.

E allora quel foglietto sul frigorifero e quella bottiglia nel mare finiscono per avere lo stesso destino. Un modo discreto per dire, a noi stessi o a qualcuno che verrà “sono passato di qui, e per un momento ho provato a dare un contorno all’invisibile”.

Perché ogni parola scritta è una traccia.
Un piccolo gesto contro l’oblio.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa