Lineadipensiero in cammino
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Vai dove il silenzio accende la luce,
dove il cuore respira senza fretta.

Fu così che iniziò il cammino.
Non cercavo una destinazione precisa. Alcuni viaggi nascono da una meta, altri da una necessità più sottile. Allontanarsi dal rumore per tornare ad ascoltare ciò che resta quando tutto tace.

Il sentiero saliva tra rocce e sabbia sgretolata. A ogni passo la montagna si apriva verso il mare, disegnando una grande baia color turchese. Dall’alto, l’acqua cambiava sfumatura a ogni distanza. Chiara lungo la costa, profonda verso il largo, fino a confondersi con l’azzurro del cielo.

Era una terra essenziale.
Tra le rocce affioravano le palme nane, raccolte in ciuffi verdi e tenaci, custodi silenziose di quel versante esposto al vento. Poco più avanti, uno stelo di agave si innalzava verso il cielo come una firma lasciata dal tempo. Secco, elegante, immobile. Aveva già compiuto il proprio ciclo e continuava a raccontarlo.

Camminavo.
E a ogni passo qualcosa rallentava. I pensieri, che in città corrono senza tregua, trovavano un’altra andatura. Non scomparivano. Smettevano semplicemente di rincorrersi.

Il passo ritrova la sua strada.

La salita conduceva verso spazi sempre più aperti. Alle spalle la montagna, davanti l’immensità del mare. Due presenze diverse eppure sorelle: una custodiva, l’altra invitava. Tra loro esisteva un equilibrio silenzioso. Arrivai a una grotta quasi per caso. L’ingresso era nascosto dall’ombra di una parete rocciosa.

Entrai.
L’aria cambiò immediatamente.
Fresca. Ferma. Antica.

Dentro non c’erano panorami da fotografare né distanze da misurare. Solo il lento lavoro del tempo inciso nella pietra. Ogni parete raccontava una pazienza che il mondo moderno sembra aver dimenticato. Restai immobile per qualche istante, lasciando che quel silenzio facesse il suo mestiere.

Fu allora che compresi una cosa semplice. La natura non ci chiede di essere diversi. Non pretende che diventiamo migliori. Ci invita soltanto a smettere di fingere.

Quando uscii, la luce del pomeriggio sembrò più limpida.

Ripresi il cammino tra gli arbusti e il cielo spalancato sopra la costa. Il mare scintillava lontano e ogni elemento del paesaggio sembrava occupare il posto giusto. Roccia, vento, foglie, acqua. Nessuno cercava di essere altro da sé.

Forse era questo il segreto.

Non la vetta. Non la distanza percorsa. Nemmeno la bellezza del luogo. Ma la possibilità di ricordare che anche noi, come il mare e la montagna, possediamo una forma autentica. Una forma che il rumore nasconde e che il silenzio, invece, rivela.

Tra ombre gentili e cieli aperti,
finché l’anima torna a chiamarsi con il tuo nome.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa