Eros.
Ero s.
O meglio, lo sono ancora.
Fa parte del mio nome. Del mio modo e del mio mondo.
Sono tante s in realtà.
Non solo Simone.
Sono spine e splendori.
Sono sbandamenti, sospensioni, salvezze.
Sono sensualità e seduzione.
Sono stato spesso sul punto di perdermi nella serpentina forma, e quasi sempre è successo seguendo qualcosa che mi chiamava forte. Un suono che prendeva forma in una persona, una possibilità, un desiderio.
Eros? è rimasto lì, nel fondo delle cose.
Non come un corpo soltanto, ma come una corrente.
Come sibilo di una freccia scoccata.
Una fame gentile e feroce insieme.
Quella che ti porta ad avvicinarti, a toccare, a capire perfino ciò che non puoi trattenere.
Da piccolo pensavo che i nomi fossero etichette.
Poi ho capito che a volte sono destini minuscoli.
Abiti cuciti addosso senza prendere le misure.
E il mio, dentro, aveva già quel richiamo… eros.
Un movimento verso.
Verso la pelle degli altri, certo, ma anche verso la loro verità.
Verso ciò che vibra sotto le frasi educate, sotto i sorrisi preparati bene.
Ho sempre avuto una strana attrazione per ciò che pulsa.
Le città di notte.
Le conversazioni troppo lunghe.
Gli occhi che non abbassano lo sguardo.
Le mani delicate che cercano senza chiedere permesso.
Forse per questo mi è difficile vivere a metà.
Perché ogni volta che provo a diventare più freddo, più distante, più semplice… qualcosa dentro si ribella.
Una s.
Sempre quella.
La sento quando resto in silenzio accanto a qualcuno
e il silenzio non pesa.
Quando desidero così tanto da avere paura.
Quando scrivo per non implodere.
Quando un ricordo torna addosso con il profumo inciso sull’albero dei ricordi.
Sono sussurro e schianto.
Sono sete.
Sono sbaglio.
Sono slancio.
E allora sì,
ero s.
Lo ero nelle attese infinite davanti a un messaggio.
Nelle fughe improvvise.
Nei ritorni che mi promettevo di non fare più.
Nella capacità assurda di credere ancora nel bello e buono nonostante tutto.
E lo sono ancora adesso.
Ogni volta che qualcosa mi attraversa davvero.
Perché alcune lettere non si leggono soltanto.
Si abitano.
E io, dentro quella s,
ci vivo ancora.

