Lineadipensiero scricchiolante
scricchiolante

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Lo scricchiolio del parquet risuona ancora.

Baglioni con “Sabato pomeriggio” nel walkman.
Faceva caldo e non ero a casa mia.
Un compleanno festeggiato in silenzio con una tortina di Leclerc.

In quella parte di Francia passai forse un mese. Non ne ho esatta memoria. Sono trascorsi quasi trentotto anni. Mancano tre giorni, per l’esattezza.

Non era un viaggio piacevole, anche se tutti provavano a vestirlo di normalità. La grande vetrata dell’ospedale non raccontava davvero il motivo per cui ci trovavamo lì. Sembrava un edificio qualunque. Forse il dolore, quando è troppo grande, sceglie di assomigliare a qualcosa di ordinario.

Mia madre a volte restava lì per intere giornate, altre soltanto qualche ora. Noi osservavamo il mondo con gli occhi dei bambini. Ridevamo di quel pane sorretto da una sottile striscia di carta e delle bottiglie blu de l’eau.

È curioso ciò che la memoria decide di conservare.

Non i corridoi dell’ospedale. Ma il rumore del pavimento sotto i piedi scalzi. Una canzone nel walkman. Il blu delle bottiglie. La luce che disegnava geometrie sul pavimento.

Per anni ho creduto fossero dettagli senza importanza.
Oggi penso il contrario.

Forse la mente, quando il cuore non è ancora abbastanza grande per accogliere il peso di certi giorni, costruisce rifugi. Nasconde il dolore dietro piccoli particolari, perché un bambino non ha bisogno di comprendere tutto. Ha bisogno di continuare a stupirsi.

Mentre gli adulti combattevano una battaglia silenziosa, io imparavo un’altra lezione: anche nei giorni più difficili esiste qualcosa capace di restituirci un respiro. Un rumore familiare. Una melodia. Un riflesso di luce.

Forse crescere significa tornare in quei luoghi senza cercare soltanto ciò che ci ha feriti, ma accorgersi che, accanto al dolore, la vita continuava ostinatamente a seminare bellezza.

E forse è per questo che, quando un parquet scricchiola sotto i miei passi, non sento soltanto il rumore del legno. Sento una parte di me che, senza saperlo, aveva già iniziato a imparare la speranza.

Ieri, come oggi.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa