Ciao, ti va se ti chiamo?
Lo so, lo so bene.
Non sto mantenendo la promessa fatta.
Ma mi manchi e sarei stupido a non ammetterlo a me stesso.
È strano, sai?
Passano i giorni e faccio finta di niente.
Riempio il tempo di cose da fare, di rumori, di persone, di scuse.
Eppure ci sei sempre.
Anche quando non lo voglio.
Ti incontro nei dettagli che credevo fossero banali fino a ieri.
Negli occhi dei passanti ascolto il tuo sguardo.
Nel suono delle onde vedo la tua voce.
In quelle domande che arrivano la sera, quando il silenzio smette di essere un sottofondo e diventa una presenza, ci sei tu.
Mi ero convinto che allontanarti fosse la scelta giusta.
Che bastasse prendere le distanze, chiudere qualche porta, evitare di guardare indietro.
Dire basta.
Ma certe assenze non fanno rumore.
Si siedono accanto a te e aspettano.
E io ho aspettato con loro.
Oggi ti chiamo.
Anche se non so cosa dire.
Anche se non so cosa sentirò dall’altra parte.
E poi.
Nessun telefono.
Nessuna voce.
Nessuna chiamata.
Ci sono solo io.
Seduto nel silenzio.
A parlare con quella parte di me che ho lasciato indietro tanto tempo fa.

