Nella verticalità dei miei giorni ho imparato che non tutto procede in avanti.
A volte si sale, a volte si scende.
Raramente si resta fermi.
Non so quando ho iniziato a percepire la mia vita così.
Come una corda tesa nello spazio, più verticale che orizzontale. Forse quando ho capito che non esistono veri piani di appoggio, solo prese temporanee. La direzione non è sempre chiara. Ci sono mattine in cui mi sveglio con una traiettoria nitida dentro il petto, come se qualcuno avesse tracciato una linea luminosa davanti a me. Altre, invece, tutto è sospeso. Non vedo la cima né il fondo. Solo la necessità di restare aggrappato.
Mi dondolo. Mi gongolo.
Nei giorni buoni sento forza nelle braccia. È una forza silenziosa, concreta. Afferro la fune comparsa quasi per caso, o forse lanciata con una precisione che non so spiegare, e comincio a salire. Attorciglio le gambe, cerco stabilità, provo a coordinare respiro e movimento. Ogni metro conquistato è una piccola vittoria privata, un dialogo tra ciò che temo e ciò che desidero. Salire non significa solo andare verso l’alto. Significa credere che l’alto esista.
Poi ci sono i giorni della discesa. Non quella lenta, scelta. Quella improvvisa. Scivolo. La presa cede o forse sono io a cedere. Le mani scorrono troppo veloci sulla corda ruvida. Non ho guanti. Non ho protezioni. Solo pelle contro i filamenti di iuta. Il bruciore è immediato, vivo. È un dolore che non puoi ignorare, che ti costringe a sentire. In quei momenti non penso alla cima. Penso solo a rallentare. A non perdere del tutto il controllo.
La cosa che mi sorprende, però, è che anche nella caduta c’è consapevolezza. Anche nel bruciore c’è un insegnamento. Le mani arrossate raccontano che ho tentato, che ho stretto forte, che ho rischiato. Non sono ferite inutili. Sono tracce di passaggio.
Forse la verticalità dei miei giorni non riguarda il successo o il fallimento.
L’atto stesso di afferrare qualcosa e decidere di muovermi, nonostante l’incertezza è già una vittoria.
Non sempre so dove sto andando.
Ma so che finché avrò mani per afferrare questa corda sarà il mio modo di restare vivo.

