Lineadipensiero scelta
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Non era facile. Ma forse era il meglio.
Non un meglio assoluto, universale, ma il meglio possibile per me.

Un pensiero semplice, quasi banale. Di quelli che si appuntano distrattamente sul retro di uno scontrino e si infilano in tasca, per poi dimenticarsene. Finché, dopo un lavaggio, ne restano solo frammenti, briciole scomposte, scolorite, irriconoscibili. Eppure, proprio in quelle parole disfatte, sentivo un peso che mi tirava verso il basso e, allo stesso tempo, mi costringeva a restare in piedi.

Seduto sugli scogli, lasciai che le cose accadessero.
Il mondo, prima o poi, avrebbe deciso al posto mio.

Non era pigrizia. Era una forma silenziosa di fiducia fatalista. L’idea che le correnti mi avrebbero portato dove dovevo andare. E in effetti mi avevano portato lontano. Ma mai davvero da qualche parte. Spesso neanche dove avrei voluto lasciandomi la sensazione di incompletezza.

Così mi fermai davvero. Per la prima volta. E osservai le possibilità davanti a me come si osservano le onde. Alcune calme, altre violente, altre ancora così lontane da sembrare irreali.

Nessuna era perfetta.
Nessuna prometteva felicità.

Scegliere di non scegliere… era già una scelta.
Sottile, ma tremendamente comodamente concreta. Forse mancava il coraggio. Forse il senso di responsabilità. Perché scegliere significava rinunciare a tutte le versioni di me stesso che avrebbero potuto esistere. Ed era questa la parte più difficile. Lasciare andare ciò che non avevo mai avuto, ma che sentivo comunque mio.

Mi tremavano le mani, anche se non c’era nulla da stringere.
Eppure, proprio lì, dentro quella vertigine, intravidi qualcosa.

Non una certezza. Una direzione.
Non una risposta. Una voce.
La mia.

Non era forte. Non era sicura.
Ma era mia.
E allora scelsi di scegliere.
Mi tuffai.

Non perché fossi certo fosse la strada giusta, ma perché, per la prima volta, era una strada che avevo deciso io. E in quel gesto, semplice e tremendo, qualcosa cambiò. Come se il vento non mi stesse più trascinando, ma iniziasse, piano, a rispondere ai miei passi.

Non era facile.
L’acqua era fredda.
Ma era, finalmente, il mio meglio.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa