Lineadipensiero fotografata
fotografata

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Chiudo un occhio.
L’altro sul mirino dei pensieri.
Inquadro.
Trattengo il respiro.
Click.

È un gesto infinitamente piccolo, quasi impercettibile, la sola pressione di un pulsante della memoria eppure contiene un mondo. Come se la mente fosse una macchina fotografica antica, di quelle che richiedono tempo, silenzio, attenzione per non sprecare i pochi scatti rimasti nel rullino. Prima di scattare devo fermarmi, respirare, lasciare che ciò che guardo smetta di muoversi fuori e cominci a vibrare dentro. Non cerco la realtà così com’è, ma come si deposita in me, disegnata dalla luce dell’emozione, dal tempo che ho attraversato, dalle crepe che porto addosso.

Fotografare con il pensiero significa scegliere cosa resta e cosa viene escluso.

Il margine, lo sfondo, la luce che taglia la scena a metà. Significa accettare che ogni inquadratura è una rinuncia. Fuori campo restano mille dettagli, ma dentro ne sopravvive uno solo, quello capace di parlare. Il mirino dei pensieri non mette a fuoco oggetti, mette a fuoco sensazioni. Un odore improvviso, una parola non detta, il modo in cui la luce cade su una mano mentre qualcuno se ne va.

Poi arriva la parte più fragile.
Stampare.

Trasformare quell’immagine interiore in parole, sperando che l’inchiostro non tradisca la visione. Le parole sono sensibili agli acidi. Assorbono, reagiscono, a volte bruciano la pellicola se non dosate nella giusta quantità. Non restituiscono mai l’originale, ma la trasformazione del negativo, abbastanza vivo però da accendersi negli occhi di chi legge. È lì che avviene il miracolo, quando l’immagine smette di appartenermi e trova casa in un altro sguardo, in chi legge in controluce.

Mi ha sempre affascinato questo passaggio segreto, questo ponte invisibile tra pensiero e lettura. Scattare senza macchina, sviluppare senza camera oscura, affidarsi soltanto al ritmo delle frasi e al bianco e nero tra una riga e l’altra.

Chiudo un occhio, ancora.
L’altro resta aperto.
Non per vedere meglio il mondo, ma per immaginare.
Come potrebbe apparire, una volta raccontato.
Ancora un click.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa