E se stessi davvero vivendo a testa in giù senza rendermene conto?
Come se considerassi normale ciò che è solo il risultato di un’inversione.
È una sensazione sottile, che arriva senza preavviso. A volte mentre cammino, altre mentre resto fermo a osservare qualcosa di assolutamente ordinario. Ed è proprio lì che mi attraversa l’idea improvvisa che potrei essere io quello capovolto, non il resto.
A volte ho il dubbio che qualcosa, da qualche parte, sia leggermente fuori posto. Non in modo evidente, non abbastanza da poterlo indicare con precisione, ma quanto basta per farmi sentire come se stessi osservando il mondo da un’angolazione sbagliata.
In quei momenti mi torna in mente un’immagine precisa.
Una ruota da lanciatore di coltelli.
Mi vedo legato, con le braccia e le gambe bloccate, mentre la ruota gira lentamente. Intorno a me, qualcuno lancia coltelli con una precisione inquietante. Eppure non c’è panico. Piuttosto, una strana lucidità. Osservo le lame passarmi accanto, sento l’aria spostarsi, e mi accorgo che il vero movimento non è quello dei coltelli, ma il mio. Sono io a ruotare, io a cambiare posizione, mentre tutto il resto sembra immobile.
Ed è lì che nasce il dubbio.
Chi sta davvero girando?
I riferimenti si sfumano. Sopra e sotto smettono di avere un significato chiaro. È come se il cervello provasse a rimettere ordine, ma ogni tentativo scivolasse via. Se davvero sto guardando il mondo a testa in giù, allora quante altre cose sto interpretando al contrario? Quante certezze si reggono solo su un’abitudine percettiva? L’idea non mi rassicura, ma non mi spaventa del tutto. Anzi, ha qualcosa di sorprendentemente affascinante.
Perché insieme al disorientamento emerge anche una forma di curiosità.
Succede allora qualcosa di inatteso.
Invece di cadere, smetto di oppormi.
Non cerco più di raddrizzare ciò che sembra storto. Lascio che la sensazione esista, senza correggerla. E in quell’istante, quasi impercettibilmente, tutto cambia. Non è il mondo a rimettersi a posto, e non sono nemmeno io a tornare “dritto”. È come se trovassi un nuovo asse, una nuova forma di equilibrio che non dipende più da sopra o sotto. Le cose non tornano come prima, ma smettono di sembrare sbagliate.
Resto lì ancora per qualche secondo, con quella consapevolezza addosso.
E da quel momento, ogni tanto, mi chiedo se ciò che sto guardando sia davvero il mondo… o solo il modo in cui ho imparato a tenerlo dritto.

