Lineadipensiero conoscitiva
montagna

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No, non conosco la montagna.
O almeno, non nel modo in cui si può dire di conoscerla.

Eppure, ogni volta che la vivo, avverto una sensazione strana e persistente di appartenerle. Come se una parte di me fosse già passata da lì, molto prima che potessi accorgermene. Cammino, in quel modo fatto di tentativi e piccoli aggiustamenti e, mentre avanzo, rivedo la mia vita.

Sono sentiero.
Non una strada tracciata con precisione, ma un passaggio che si costruisce mentre viene attraversato, assottigliando i sassi, piegando l’erba, contenendo i rovi. Instabile a tratti, fatto di rocce che si muovono sotto il peso, ma anche di punti fermi. Pietre solide che arrivano sotto il piede proprio quando servono. Quelle pietre le senti prima ancora di vederle, sono rassicuranti, quasi definitive.
«Posso sostenerti senza farti perdere l’equilibrio, ed essere il tuo punto di riposo.»

Sono acqua.
Un fiume emotivo che non trattiene, che scorre e basta. Freddo, lucido, inevitabile. Passo accanto alle cose e, senza accorgermene, le sfioro, le trasformo appena. I rami si piegano nell’incontro sensibile, si avvicinano, si inclinano verso di me, come per toccarmi, come per capirmi. E in questo movimento continuo c’è qualcosa di vivo, di urgente, una danza che non si può fermare.

«Puoi attraversarmi, se non hai paura e hai la sfrontatezza di bagnarti i piedi.»

Sono panorama.
Accade quando mi fermo ad ascoltare. Non con le orecchie, ma con qualcosa di più profondo, più quieto. È lì che, senza accorgermene, divento spazio. Apertura che accoglie, una vastità che attraversa lo sguardo da est a ovest… e, se il cielo è limpido, lascia intravedere le isole del sorriso. È una sensazione sottile ma chiara, come una brezza che attraversa il tempo sopra le nuvole. Non porta via nulla, eppure chiarisce tutto.

«Puoi guardarmi senza perdere l’orizzonte, se saprai ascoltarmi.»

Quando tutto rallenta, capisco che non serve aver vissuto la montagna per sentirla propria.
Che esistono luoghi che ci abitano prima ancora di essere visitati.

No, non conosco la montagna.
Non davvero.
Eppure, in qualche modo silenzioso e ostinato, lei continua a riconoscermi.

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Lineadipensiero è un diario iniziato nel 2012 con l’unico scopo di provare a liberare la mia creatività attraverso i testi.  Sono semplici storie di introspezione, fantasia, immaginazione di un vecchio bruto, brutto e barbuto innamorato dell’arte metafisica, astratta e contemporanea.
Mi piace giocare con le parole come fossero dei colori; accostamenti, distonie, armonizzazioni volte a creare un quadro tra la realtà e l’astrazione della stessa