Un soffio intenso, ma silenzioso.
Non era il vento che si sente sulla pelle, ma quello che si insinua tra le cose, che passa tra una parola e l’altra, tra un suono e il suo svanire, tra un respiro trattenuto e uno lasciato andare. Quel vento sollevò il foglio prima ancora che potesse toccare terra, come se avesse intuito che non dovesse cadere davvero.
Lo vidi danzare nell’aria, leggero, sospeso in una corrente invisibile. Non lo rincorsi subito. Rimasi ad ascoltare, perché in quel movimento c’era qualcosa che parlava senza dire.
Poi lo seguii.
Non per afferrarlo subito, ma per restare dentro quel ritmo. C’era un tempo diverso in quel gesto. Non quello dell’azione, ma quello dell’ascolto.
La pioggia battente del giorno aveva lasciato tracce del suo passaggio, piccoli cerchi d’acqua che riflettevano il cielo. Atterrò in uno di essi, e il suono fu quasi nullo, un lieve contatto. Un cerchio concentrico che si allarga e svanisce. Mi chinai. Era un foglio importante. Lo capii non per ciò che c’era scritto sopra, ma per ciò che non riuscivo a leggere del tutto.
Restai lì, con il foglio bagnato tra le dita, ad ascoltare quello che non veniva detto. Era un ascolto diverso, più lento. Uno che non cerca risposte, ma accoglie presenze. Le parole erano lì, sì, ma tra una riga e l’altra si aprivano spazi, silenzi densi, come pause in una conversazione mai finita.
Lessi lentamente.
“Immagino sia complesso…” sembrava emergere da una pausa.
“E forse questi scritti sono uno spazio sicuro…” suggeriva un margine sfocato dall’acqua.
“…un modo per restare senza dover spiegare tutto.”
Non c’era una voce, eppure c’era presenza.
L’inchiostro iniziava a cedere, ma restava intatta l’illustrazione di un’orchidea posta al centro, in alto nella pagina. E proprio mentre le parole si facevano meno leggibili, qualcosa diventava più chiaro. “Forse,” mi dissi nel silenzio tra le righe, “se un giorno vorrai uscire da questi spazi qualcuno saprà ascoltarti.”
Non era scritto. Accadeva.
Non stavo leggendo un racconto, ma ascoltando ciò che esiste tra i racconti.
L’arte non riproduce ciò che è visibile ma rende visibile ciò che non sempre lo è.
E forse è proprio lì che tutto comincia.
Tra una parola e l’altra.
Tra un silenzio e il successivo.
Tra me e te.

